1988: Missione su Marte

12 aprile 2013

uomo scrive sulla sabbia

“Sul pianeta della filosofia tutti i continenti sono da un pezzo scoperti! Io sfoglio gli antichi saggi e vi ritrovo i miei pensieri più moderni”.
A. Solzenitsyn “Il primo cerchio”

“Questa volta noi di WikiLeaks abbiamo fatto il colpo grosso. Proprio quando pensavano di averci eliminati definitivamente, con una rocambolesca operazione, siamo riusciti ad infilarsi in un riservatissimo archivio della Presidenza degli Stati Uniti d’America E a tirarne fuori un bel po’ di roba. Certo, la maggior parte dei documenti, cosiddetti segreti, è davvero roba da buttare: le solite scappatelle extraconiugali di presidenti e ministri, i soliti alti funzionari gay, i soliti e noiosissimi pettegolezzi sui capi di stato e di governo esteri. E così via. Ma in mezzo a tutto questo ciarpame c’è il pesce grosso: la missione supersegreta su Marte negli anni ’80 dello scorso secolo. Dunque quello che si era sempre vociferato era proprio vero: gli astronauti americani sono effettivamente arrivati su Marte prima che fosse dichiarata la fine delle missioni spaziali.
Il file è immenso e contiene migliaia e migliaia di pagine di dati, le caratteristiche della navicella spaziale, la cronologia della missione, le rilevazioni compiute. Ma andiamo al sodo. Quello che pubblicheremo è contenuto nelle registrazioni dei colloquio fra i tre astronauti. Mentre un pilota è sulla navetta orbitante, gli altri due, sulla superficie del Pianeta Rosso, sono in esplorazione a bordo di un piccolo mezzo motorizzato. Le due postazioni comunicano tra loro:”
Postazione al suolo: “Stiamo percorrendo una piccola valle chiusa tra delle colline piuttosto basse. Ecco, ora stiamo uscendo su una spianata sabbiosa. Sembra il fondo prosciugato di un lago. Hei, Neil, facciamo qualche altro prelievo poi, per oggi basta. Ne ho abbastanza. Ma…Accidenti! Guarda là…”
“Oh cavolo…” Si sente uno stridere di pneumatici.
Postazione orbitante: “Dannazione, ragazzi cosa, sta succedendo? Tutto ok?”
Postazione al suolo: “Si Buzz, ma qui abbiamo visto qualcosa… o qualcuno”
Postazione orbitante: “Neil, Michael, riuscite a darmi l’immagine? Fate presto però”
Postazione al suolo: “Telecamera attivata. Riesci a vedere anche tu?”
Postazione orbitante: “Buon dio! Un essere vivente, un marziano! Anzi…sembra…no, è proprio un uomo!”
Spezzoni di filmato, E’molto mosso e sfocato. Inquadra quello che appare un uomo di pelle chiara. E’accovacciato sulla sabbia. Sembra molto, molto vecchio. Ha una lunga barba bianca e ha indosso una tunica. Non appare per nulla spaventato dall’arrivo dei visitatori. Anzi. Per alcuni fotogrammi sembra intento a scrivere qualcosa sulla sabbia con una bacchetta.
Tentativo di inquadrarla sabbia. Si intravedono figure geometriche, numeri e lettere incise dal vecchio. Difficile dire con esattezza, ma sembrano lettere greche. Il vecchio alza lo sguardo. Sorride. La telecamera gli gira attorno. L’uomo sembra divertito. Nuova inquadratura sui disegni. Sembrano proprio immagini geometriche. Un’equazione. Il filmato si interrompe.
Continua la registrazione delle voci.
Postazione al suolo: “Buzz, sembra disarmato e innocuo, Tentiamo di comunicare con lui”
Postazione orbitante: “Prudenza, ragazzi, io sono morto di paura qui…”
Si sovrappone una voce più lontana. Inizialmente parole poco comprensibili. Poi: “…….ma forse mi capite meglio se parlo così”
“Lei parla la nostra lingua? Ma da dove viene?”
“Esattamente da dove venite voi. Ma sono arrivato molto, molto tempo fa”
“E come diavolo ha fatto?”
“Hei, Neil, secondo me è un russo!”
“Non sono russo. Sono greco”
Le tre voci degli astronauti. più o meno contemporaneamente: “Greco???”
“E’una storia lunga. E molto antica. Lasciamola perdere perché per voi sarebbe un po’ complicata da capire”
“Si, credo anch’io. E, a questo punto, credo anche di sapere lei chi è. Pitagora, vero?”
“Per servirvi. Era molto tempo che vi aspettavo. Sinceramente pensavo che sareste arrivati prima”
“Ha ragione mister Pitagora, temo che per molti secoli siamo stati distratti da più futili faccende”
“Basta scherzare, ragazzi. Questa è roba seria. Qui bisogna far riunire subito l’unità di crisi, avvertire Reagan…”
“No, Neil, aspettiamo a dare l’allarme. Non ce n’è alcun bisogno. Sapevamo da molto tempo che nell’antichità avevano intuito leggi della fisica con incredibile anticipo. Qualcuno di voi ha letto “il Tao della fisica” di Fritjof Capra? A partire dal 600 avanti Cristo si è avuto uno straordinario fiorire di studi religiosi, filosofici e scientifici. Per motivi non chiari, questo è accaduto contemporaneamente in ogni parte del mondo e, come dice anche Jaspers, contemporaneamente in Oriente come in Occidente, si è giunti in molti campi dello scibile alle stesse conclusioni. Nei secoli successivi la scienza, soprattutto la fisica e l’astronomia, hanno spesso solo confermato di volta in volta quello che era stato intuito già nell’antichità. Certo però, era difficile pensare che si potesse giungere fino a questo punto…”
“No, aspetta un po’, Buzz. Troviamo su Marte un vecchio greco svitato, vestito con un lenzuoloe tu ti metti a parlare di filosofia come se tutto questo fosse normale!”
“Scusate se mi intrometto nei vostri discorsi, signori, ma è proprio come dice il vostro amico. Le cose sono più semplici di quanto voi potreste credere. Basta ragionare nel modo giusto. E un tempo qualcuno ci è riuscito, molto prima degli altri. Tutto qui”.
La voce che arriva è quella di una persona alterata: “No caro mio, non ci siamo proprio capiti. Io voglio sapere dove sono i calcoli, le formule…voglio vedere la navetta, le sue strumentazioni, tutto il dannato armamentario che vi ha fatto arrivare fin qui!”
La voce di Pitagora è calmissima: “E ammesso che io le facessi vedere tutto quello che chiede, lei, o qualcun altro dei suoi contemporanei, pensa davvero di essere in grado di interpretarlo? Io posso darle qualche formula, anche se forse non di quelle che intende lei”
“Hey, allora forse non sono stato abbastanza chiaro, non sono arrivato dalla Terra sin qui su Marte per farmi prendere in giro da lei. Allora, ripeto lentamente e per l’ultima volta. Poi agirò in nome degli Stati Uniti d’America: co-me è arri-vato sin qui?”
“Piantala Michael, non ha capito che cosa ci ha detto? E’tutta una questione di ragionare nel modo giusto. E forse il tipo di ragionamento a cui si riferisce, è qualcosa a cui, da molti secoli, non siamo più abituati e che potremmo anche non capire”
“Certo, miei gentili e giovani amici, è proprio così. Voi da moltissimo tempo avete dimenticato cosa sia l’intelligenza complessiva delle cose”
“E sarebbe?”
“E sarebbe quel tipo di ragionamento che praticava la scienza e la cultura dell’antichità: noi non tagliavamo il capello in mille sottili fettine, come fate voi. Non parcellizzavamo il sapere. Noi cercavamo un’unica grande risposta per ogni domanda, sia che coinvolgesse l’infinitamente grande, che l’infinitamente piccolo. Sia quello che accade dentro il nostro corpo che fuori da esso. Sia sul pianeta Terra che sul più lontano asteroide in viaggio verso l’infinito. Perché l’universo è un grande unico corpo vivente e pulsante, fatto della medesima materia, che costituisce il vostro corpo, come le stelle, i fiori, gli animali e le rocce. E le grandi leggi che lo regolano non possono non essere le stesse tanto in alto quanto in basso. Insomma, quello a cui mi sto riferendo sono le grandi cosmogonie che noi studiosi dell’antichità generavamo. E così, studiando un fiore a Crotone, ci poteva capitare di capire cosa accadeva su Marte. Ma anche molto più lontano”.
“E ora invece?”
“E ora voi avete spezzettato il sapere in milioni, miliardi di particelle, così che non sapete nulla di cosa sa lo studioso della porta accanto. Come pensate mai di poter volare alto? Forse comprenderete qualcosa della briciola di sapere che vi è stata affidata. Ma non potrete più aspirare a comprendere il tutto. E nemmeno ad avvicinarvi al tutto ”.
“Un momento, un momento. Senta signor Pitagora, se lei intende trattarci come tre ragazzini ignoranti, sappia per sua norma e regola che noi siamo tre ingegneri laureati con il massimo dei voti nelle più prestigiose università statunitensi…”
“E anche specializzati. Ingegneria aerospaziale immagino. Vero signor Michael? Perdonatemi se vi ho dato questa impressione, ma non intendevo minimamente porre in dubbio la vostra competenza scientifica. Cercherò di spiegarmi meglio. Voi certamente sapete assai meglio di me cosa sono i pixel. Ebbene, se noi ingrandiamo sempre più un’immagine, per poterla analizzare meglio, ci troviamo a vedere un numero infinito di quadratini, o rettangoli, di colore diverso. Conosceremo in dettaglio ogni singolo pixel. Ma ci sfuggirà senz’altro l’immagine che i pixel compongono. La scienza negli ultimi quattrocento anni ha fatto esattamente questo: si è concentrata sempre più sul dettaglio, facendosi sfuggire il grande quadro d’insieme. L’universo è un immensa scacchiera. Se voliamo basso non vedremo altro che quadrati bianchi e neri. Ma se saliamo in alto, allora si che cominciano a vedersi, sempre più chiaramente i grandi disegni che quei quadratini compongono. Alcuni di noi, nell’antichità, hanno semplicemente fatto questo ”.
“Ragazzi, sentite il mio consiglio, salutiamo e torniamocene a casa”
“Si, Buzz, mi sembra la cosa migliore da fare”
“Arrivederci mister Pitagora”
“Ciao ragazzi. E cercate di capire, se potete”
Fine della registrazione.

“Pazzesco…”
“Hei, Julian, cosa vuoi farne di questa roba?”
“Cancella tutto”
“Ma stai scherzando?”
“No che non scherzo. Chi vuoi che ci prenda sul serio se diffondiamo questo documento? Penseranno tutti che sia una bufala. Così noi ci facciamo la figura dei grandissimi bugiardi e non ci crederà più nessuno, qualsiasi cosa diciamo”
“Mi sa che hai proprio ragione, Julian”.
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