copertina - cauta sapienza

E’appena uscito nelle librerie il mio ultimo libro: “Una cauta Sapienza. Il medico, la parola, la cura”.

Cos’è davvero la salute? La definizione che ne danno i medici, in genere, è una definizione in negativo:quando non c’è malattia, cioè quando non si diagnosticano nel corpo del paziente entità nosologiche che inducano a ritenerlo ammalato allora c’è salute. In altre parole, quando arriva il medico vuol dire che la salute se n’è andata. In realtà la definizione esaustiva di “salute” è molto più complessa di quanto sembrerebbe

Certo, è facile definire sano un giovanotto sportivo e in ottima forma, felice di essere al mondo e pieno di progetti per il futuro. Come è facile definire malato un uomo che giace in fin di vita, in preda a dolori difficilmente controllati dai farmaci. Ma ho anche conosciuto pazienti sull’orlo del suicidio solo per aver visto un numero alterato alla lettura delle proprie analisi del sangue. Magari si trattava di un parametro di dubbio significato patologico. All’opposto, ho conosciuto persone gravemente ammalate che mi raccontavano di essere felici perché, in quel momento, non stavano provando dolore, perché ritenevano che la loro vita fosse stata ben spesa, perché si sentivano circondati d’affetto, perché erano in armonia con l’universo.

Tramite un excursus nel repertorio classico e nelle più interessanti e sapienti iconografie della figura del medico nel corso dei secoli – Socrate, Platone, Alcmeone, Pitagora solo per citarne alcuni – vediamo come la recente definizione di salute fornita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia) non faccia che radicarsi in quel bagaglio classico di conoscenze, recuperando finalmente il suo necessario portato di umanità e compassione.

Va da sé allora che, quando il medico si limita alla semplicistica dicotomia presenza- assenza di malattia, ma non entra in questo complesso gioco di armonie – tra corpo, anima, universo – avrà capito ben poco del suo paziente. E non avrà compreso la nobiltà del suo mestiere.

Ma sarà poi questo davvero un mestiere? Questo, in realtà, non è un mestiere, ma un’attitudine nei confronti dell’universo e dell’uomo. Abbiamo detto che il medico si trova in tensione tra molti aspetti del sapere umano. Ma egli riveste soprattutto un compito peculiare

che non condivide con nessun’altra attività dell’uomo. Si trova a vigilare su quella terra di mezzo fra la vita e la morte che è la malattia. Egli è il custode della soglia. È colui a cui è stata affidata la funzione di tenere gli uomini di cui si prende cura, per quanto possibile, lontani da quella soglia. Oppure di assisterli al meglio nel difficile momento in cui essi dovranno attraversarla.

Questo ruolo, grande e terribile, non può non interrogare il medico sul significato di vita, di morte e di malattia. Ed è proprio per questo motivo che la riflessione più profonda del volume prende in esame la Parola. La parola che si incarica di curare, la parola che apre al paziente la voragine della malattia ma anche la possibilità di operare una profonda trasformazione interiore, riuscendo, nel migliore dei casi, a volgere la malattia in opportunità. L’opportunità di attraversare le strade del dolore, di conoscere se stessi, per sentire davvero la finitudine dell’essere umano accogliendone non tanto il limite e la desolazione ma anche la grandezza e la nobiltà.

La parola del medico possiede un immenso potere sulla vita dei suoi pazienti. La parola del medico è Davar, potenza generatrice. E di questo bisogna avere consapevolezza. Quando questa consapevolezza manca, la parola viene usata con la stessa leggerezza con cui si maneggia un rasoio pensando di avere in mano un pennello. Perché è con la parola che il medico può indicare al suopaziente la mappa di quel territorio ostile in cui si trova ed insegnargli ad orientarsi all’interno di esso. Partendo dalle parole il paziente comincerà a narrare a se stesso la sua malattia e ne rintraccerà il senso all’interno della sua storia personale.

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