Candida conversazione tra due scienziati in disaccordo tra loro su quasi tutto

Candida conversazioneLa scena si svolge in una saletta riservata ai professori di una prestigiosa università americana. L’ambiente è molto elegante. Sulle pareti rivestite di pannelli di legno scuro campeggiano i ritratti di generazioni intere di docenti dell’ateneo. In grandi vetrine sono conservate coppe, targhe e altre onorificenze. Su ampi divani capitonnè di cuoio rosso siedono il professor Atticus e il professor Benjamin. I due decani della facoltà chiacchierano sorseggiando il tè e attendendo l’ora delle lezioni dopo la pausa pranzo. Il clima è molto rilassato e la digestione ad una certa età è sempre piuttosto difficile.

Atticus: “Caro mio! Dove è finito l’antico prestigio della nostra università? In che mani è la nostra tradizione scientifica?”

Benjamin: “Certo che….”

Atticus: “ Sai cosa ti dico ? Queste nuove generazioni non sanno più dov’è di casa la vera ricerca scientifica !”

Benjamin: “Beh, in effetti…”

Atticus: “…E vuoi sapere perché? Perché questi ragazzi non coltivano il METODO!!”

Benjamin (come svegliandosi improvvisamente da un sonno): “Scusa, ma cosa intendi dire?”

Atticus (concitato): “Il metodo, Benjamin. Il rigoroso metodo scientifico! Quello che ci hanno insegnato i filosofi della scienza come Karl Popper…la falsificabilità delle teorie.. non so se mi spiego…Sai, io sono un popperiano convinto.”

Benjamin: “Certo, lo studio della filosofia della scienza, Popper, sono cose importanti, e nelle nostre facoltà scientifiche si studiano poco o niente…anche se io veramente non sarei completamente d’accordo con tutto quello che dice il tuo Popper. Ma comunque, ad essere del tutto sincero, non mi pare che Popper dia tutte queste indicazioni su come un ricercatore debba procedere nella sua attività di indagine. Anzi, caro Atticus, vuoi veramente sapere come la penso? Beh, io non credo proprio che ci sia stato mai un solo uomo, filosofo o scienziato, che sia riuscito ad indicare un “metodo” preciso e uguale per tutti. A me sembra che tutta la storia del pensiero scientifico dimostri che un metodo non esiste. E mi pare di ricordare che proprio il tuo Popper lasci grande spazio alla fantasia.”

Atticus (facendo un leggero saltello sul divano): “Ecco! Fantasia! Hai detto la parola magica! Oggi si lavora troppo di fantasia. Si è perso il rigore! La razionalità! L’irrazionale, le emozioni, il sentimento, devono essere lasciati fuori dal ragionamento scientifico. Oggi nel mondo della scienza passeggia di tutto, artisti, scienziati, musicisti, persino religiosi! La scienza deve procedere per tappe logiche rigorose, certe e progressive. Mi spiego?”

Benjamin: “Ti spieghi benissimo. Ma non credo che le cose stiano così. D’altronde è stato proprio il tuo Popper a dire che “I grandi progressi sono ancora dovuti a chi coltiva una gamma di interessi ampia”. E poi, se la nostra mente è costituita da una sfera razionale ed una fantastica ed emotiva, perché vuoi limitare lo scienziato ad utilizzare metà del suo cervello? La mente non è fatta solo di razionalità. La fantasia, le emozioni possono dare nuova energia al pensiero scientifico”.

Atticus: “Ma no! Ma no! Lo scienziato è oggettivo, è distaccato dal mondo. È un osservatore assolutamente neutrale dei fenomeni. Dovrebbe essere, come dice Jaques Monod, quasi un elemento alieno. L’antico atteggiamento animistico che ha caratterizzato i rapporti tra uomo e natura, non giova alla scienza. Va abbandonato!

Insomma, mio caro Ben, rigore nel metodo, di indagine, oggettività nell’osservazione, razionalità assoluta nel ragionamento. Questi sono i tre segreti del vero uomo di scienza!”

Benjamin: “Amico mio, tu parli di una cosa che non è mai esistita: il metodo scientifico. Di un’altra che, se utilizzata da sola, serve a poco o a nulla: la razionalità. E infine, per parlare del tuo terzo punto, a dirtela tutta, non credo proprio che abbia un senso la tua tanto celebrata oggettività dello scienziato”.

Atticus (sconvolto): “Ma…Benjamin, non starai scherzando???”

Benjamin: “Niente affatto mio caro”.

SIPARIO

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