MnemosyneGli uomini di cultura dell’antichità avevano un grande timore: quello di perdere la memoria. Che si trattasse di memoria biologica, o di memoria culturale, questa paura era assolutamente comprensibile in tempi in cui lasciare tracce scritte del proprio passaggio era difficile, i libri erano pochi, difficilmente reperibili e facilmente deperibili. Tutti noi ricordiamo il simbolico rogo della grande biblioteca dell’Abbazia, descritto da Umberto Eco ne Il nome della rosa. Certo, quello era un episodio di fantasia, ma mille eventi simili si sono realmente consumati, accidentalmente o per precisa volontà.
Nel passato, dunque, si dava massima importanza alla memoria scritta. Ma si faceva anche di tutto per mantenere viva ed efficiente la memoria biologica, almeno entro i ristretti limiti delle possibilità che madre natura ci concede. Per questo l’antichità coltivava con grande attenzione la mnemotecnica: la venerabile arte di conservare e preservare la memoria, arte che annovera molti illustri maestri tra cui Cicerone, Pico della Mirandola, Marsilio, Giordano Bruno.
L’arrivo della stampa su grande tiratura e, successivamente dei registratori e infine dei computer, ha cambiato molte cose. L’immensa massa di materiale testuale oggi facilmente accessibile grazie a Internet ha creato un nuovo ed opposto fenomeno: l’eccesso di memoria culturale. Secondo uno studio del 2011, in un giorno medio siamo raggiunti da una massa di informazioni equivalente a 175 giornali, con un incremento di cinque volte rispetto al 1986. E’ragionevole pensare che, a distanza di quattro anni, le informazioni che riceviamo oggi siano anche di più. Un cittadino medio guarda cinque ore al giorno di televisione e, per ogni ora di video su You Tube che guardiamo, ne vengono postate altre 5999. Non è più necessario aprire un libro o un giornale, accendere la radio o la televisione: attraverso i cellulari e i tablet siamo quotidianamente inseguiti da migliaia di notizie che ormai ci raggiungono dappertutto. La nostra mente, consapevolmente o meno, è costretta ad un continuo e incessante lavoro di immagazzinamento di dati.
Il problema non era sfuggito ad un’intelligenza acuta come quella di Nietzsche che, con largo anticipo sui tempi, così iniziava la sua Seconda considerazione inattuale: “Immaginate l’esempio estremo, un uomo che non possedesse punto la forza di dimenticare, che fosse condannato a vedere dappertutto un divenire: un uomo simile non crederebbe più al suo stesso essere, non crederebbe più a sé, vedrebbe scorrere l’una dall’altra tutte le cose in punti mossi e si perderebbe in questo fiume del divenire… Per ogni agire ci vuole oblio come per la vita di ogni essere organico ci vuole non soltanto luce, ma anche oscurità”.
Noi oggi, figli della civiltà del computer, pretendiamo che le nostre menti registrino e gestiscano immense masse di dati, al pari dei computer. Ma non ci accontentiamo. E, dato che i computer possiedono quella preziosa funzione definita Multitasking, cioè la capacità di eseguire più programmi contemporaneamente, pretendiamo la stessa cosa dal nostro cervello. Così, contemporaneamente, scambiamo SMS e messaggi su WhatsApp, rispondiamo alle mail e alle telefonate. E magari, nel frattempo, guidiamo l’auto, o svolgiamo il nostro lavoro. Ma, a parte i prevedibili disastri automobilistici, o le denunce per errori professionali che rischiamo con questo scellerato stile di vita, ormai molti studi scientifici hanno chiaramente provato che l’eccesso di lavoro mentale raggiunge un punto in cui i rendimenti decrescono inevitabilmente. Insomma,come Nietzsche già aveva previsto, l’eccesso di memoria può impedirci il ragionamento stesso.
Del resto, già Platone considerava l’oblio il presupposto indispensabile per ogni rinascita. Nel mito di Er ci racconta che le anime, dopo aver liberamente scelto il paradigma della loro vita, si recano sulle sponde del Lete, e ne bevono l’acqua, che cancella ogni ricordo della vita precedente. Poi si addormentano, finché, a mezzanotte, un terremoto li proietta nell’avventura della loro nuova esistenza. Per i Greci e i Romani infatti, il Lete è il fiume dell’oblio. Ma non solo: Lete è anche il nome di una divinità, uguale ed opposta alla sua sorella gemella: Mnemosyne, la dea della memoria. E non è a caso che queste due figure antitetiche ci siano presentate da Esiodo, nella Teogonia, come inseparabili e complementari.
L’oblio ci è indispensabile per vivere. Per difenderci dall’eccesso di informazioni, per concedere alla nostra mente quel riposo indispensabile a rigenerarla. E poi, l’oblio delle nostre tristezza e delle nostre sconfitte ci porta sollievo, ma rappresenta anche il presupposto indispensabile per ricominciare da capo. Per rinascere ad una nuova vita. Memoria e oblio, Mnemosyne e Lete sono una inscindibile coppia di opposti a cui, come ricordava Harald Weinrich in un libro dal titolo evocativo Lete, edito da Il Mulino nel 1999, dobbiamo riservare un “moderato politeismo” che sappia offrire sacrifici ad entrambe le divinità.
Spesso la scienza conferma le intuizioni dei grandi pensatori dell’antichità. E così è di recente accaduto anche per questo argomento. Si è infatti scoperto che il nostro cervello ha due distinte modalità di attenzione: la prima è attiva quando siamo impegnati in un determinato compito e non possiamo distrarci. Gli scienziati lo considerano il sistema esecutivo centrale del nostro cervello. E’ la Task-positive network, o TPN. L’altra è invece attiva quando lasciamo vagare liberi i nostri pensieri, quando sogniamo ad occhi aperti, quando cioè ci dimentichiamo, almeno per un po’, di tutto quello che affolla in genere la nostra mente. E’la Task-negative network, o TNN. Il termine network allude al fatto che si tratta di vere e proprie reti costituite da neuroni, distribuite come circuiti elettrici nel nostro cervello. Le caratteristiche di questa rete neurale sono state illustrate al grande pubblico in un recente articolo sul New York Times da Daniel J. Levittin, un neuro scienziato che, insieme ad un suo collega Vinod Menon, ha studiato questo sistema.
Questo meccanismo duale presente nel nostro cervello è un sofisticato frutto dell’evoluzione della mente umana, e ci consente di proteggerci dai rischi rappresentati dall’eccesso di attenzione e di informazioni. Certo, se stiamo eseguendo un intervento chirurgico, se stiamo discutendo una difficile causa penale, se stiamo progettando un ponte, pilotando un aereo, o svolgiamo una delle mille attività che richiedono estrema concentrazione, non possiamo permetterci il lusso di distrarci, e dobbiamo impegnarci al massimo delle nostre possibilità per periodi di tempo anche lunghi. Ma poi il nostro cervello deve assolutamente andare in pausa. Se ciò non avverrà, il rovinoso collasso della nostra capacità di concentrazione sarà inevitabile. Se riusciremo a lasciare libera la nostra mente saremo poi freschi e riposati e in grado di tornare a impegnarci senza distrazione sui nostri difficili problemi quotidiani. Ed è proprio a questa delicata funzione che sono preposte le due reti: esse agiscono come due bambini sull’altalena: se una è accesa, l’altra è spenta. E l’alternanza tra TPN e TNN è alla base del buon funzionamento della nostra intelligenza. Ma, come sempre, dove ci sono due bambini che giocano sull’altalena, c’è un adulto che li sorveglia, evitando che si facciano male, e che tiene giù una delle estremità mentre l’altra rimane in aria per il giusto tempo. L’adulto, in questo caso, è rappresentato da una piccola area di due o tre centimetri, collocata nella parte superiore del nostro cervello: l’insula. Fuor di metafora, l’insula ha una funzione di filtro: decide a cosa dobbiamo porre attenzione e cosa invece possiamo ignorare senza rischi. Probabilmente questo sistema si è evoluto nei millenni per metterci in allarme contro gli animali predatori, i nemici o mille altre insidie. Oggi ci protegge dal bombardamento mediatico di Facebook, Twitter, SMS, o dallo stress lavorativo. E non è meno prezioso per questo. La commutazione tra TPN e TNN però non deve avvenire troppo spesso. Un continuo accendere e spegnere questo interruttore genera stanchezza e stordimento. La mente deve poter sognare ad occhi aperti per periodi di almeno trenta, cinquanta minuti consecutivi. Se questo avviene, sia la nostra efficienza che la nostra creatività, aumentano esponenzialmente.
La modalità di pensiero TPN ha dunque un ruolo fondamentale nella costruzione del pensiero razionale. Ma non pensiate che il suo uguale-contrario, il TNN, abbia solo la funzione di permettere al nostro io razionale di riposarsi per il tempo necessario a ripristinare la sua efficienza. TNN è anche all’origine dei nostri momenti di maggiore creatività, quello in cui cioè gli artisti generano le grandi opere d’arte. Ed è questa anche la modalità di pensiero che connette fra loro le idee apparentemente più diverse, permettendo agli scienziati di risolvere problemi che fino a un momento prima sembravano irrisolvibili. Sono i momenti in cui la soluzione ai problemi sembra provenire dal nulla.
La nostra mente è un affascinante esempio di struttura duale costituita da coppie di elementi apparentemente opposti: l’io razionale e l’io intuitivo, l’emisfero logico e l’emisfero creativo, la rete neurale preposta alla concentrazione e quella preposta al sogno ad occhi aperti. La scienza oggi suggerisce che, quando una coppia di opposti lavora integrandosi armonicamente, si generano risultati che appaiono quasi prodigiosi. Abbiamo in altre occasioni parlato della mente apollinea e di quella dionisiaca e delle funzioni dei due emisferi cerebrali. Oggi, lo studio dei sistemi TPN e TNN sembrano aggiungere un ulteriore tassello a questo mosaico: Mnemosyne e Lete.
Gli studi dei neuro scienziati hanno dimostrato che, per far lavorare al meglio i sistemi TPN e TNN è importante suddividere bene la giornata, prevedendo piccole pause, momenti in cui la mente possa vagare liberamente e attivare la sua modalità di riposo. Assolutamente vietato, in questi momenti, smistare le mail. Meglio ancora: spegnete il cellulare. Ma vi sono certamente luoghi o situazioni che favoriscono in modo particolare il cambio della guardia tra TPI e TNN, tra Mnemosyne e Lete, come ascoltare musica, passeggiare nella natura, entrare in un luogo sacro come una chiesa o un tempio. Si tratta di situazioni in cui è possibile, almeno per un momento, isolarsi dalle nostre stressanti occupazioni quotidiane.

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