Ballando con Pistorius

8 gennaio 2012


Il 7 gennaio scorso Oscar Pistorius ha danzato in una popolare trasmissione televisiva. Come è noto, l’atleta è affetto da una malformazione congenita degli arti inferiori che ne rese necessaria l’amputazione all’età di 11 mesi. Ma questo non gli ha impedito di diventare un campione sportivo, utilizzando, al posto delle gambe, delle protesi costituite da lamine in titanio. Anzi, queste protesi gli hanno permesso di superare le prestazioni che avrebbe realizzato con degli arti naturali. Che egli riesca anche a danzare con maestria non può che essere motivo di gioia. Pistorius si è imposto al suo destino. E su quest’uomo c’è poco da discutere. Ma la notizia ci impone anche delle riflessioni sulle differenze tra scienza e tecnica. La tecnica, technè, per i greci, era la capacità di produrre qualcosa, la realizzazione di un’opera, di un ergon. Era attività artigianale, anche se nel senso più nobile del termine. Nella nostra cultura la tecnica si è sempre più fusa, e confusa, con la scienza. Tuttavia, a dispetto del fatto che i due termini sono spesso utilizzati come sinonimi, la differenza è netta, perché se tecnica è perizia costruttiva, scienza è invece conoscenza. Certo, il ruolo della medicina è quello di produrre, o riprodurre, salute. E la tecnica è spesso l’unica scorciatoia possibile quando la scienza-conoscenza non ci consente di farlo diversamente. Se la conoscenza non ci consente di prevenire, guarire, e nemmeno curare una malattia, allora la tecnica interviene in nostro aiuto, con un’azione artigianale, per produrre protesi e simulare uno stato di normalità, di salute originaria. Ma non dimentichiamoci mai che dietro una qualsiasi protesi, celebrata dalla scienza come vittoria della conoscenza, c’è sempre un corpo mutilato, malato, sofferente. La technè non è quasi mai una vittoria della salute. La conoscenza lo è quasi sempre.

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